Sfida tra tappi: Nomacorc-Sughero 1-0

E’ sempre più di attualità il confronto tra i diversi tipi di tappi impiegati nel mondo del vino. Su questo spazio (e anche in radio) abbiamo già trattato il tema dei tappi in sughero e di quelli in polietilene, ovvero quello così detti “alternativi”. Nei giorni scorsi ho avuto modo di tornare ad approfondire il tema partecipando alla visita dell’unica sede europea (a Liegi, in Belgio) di Nomacorc, azienda leader nella produzione di chiusure alternative per il vino. Un’esperienza molto interessante che ha permesso di conoscere in profondità una realtà produttiva che ha sedi anche in North Carolina negli States (dove è nata 11 anni fa, grazie all’intuizione dell’imprenditore di origini belghe Gert Noel) e in Cina e che, proprio in Italia, ha recentemente consegnato il diecimiliardesimo e uno tappo (più facile a farsi che a dirsi…). Il segreto di queste chiusure sta nella capacità di rilasciare il giusto quantitativo di ossigeno per ciascun vino. Ciò è frutto di attenti studi e milioni di dollari di investimenti che Nomacorc porta avanti per tentare di scalare il mercato che ancora registra un ruolo dominante, seppur in flessione, delle chiusure tradizionali. Negli States già oggi 1 bottiglia su 3 è tappata con Nomacorc. Il trend è positivo anche in Europa (il rapporto è di 1/4 in Francia e di 1/5 in Germania) mentre in Italia è frenato da rigidi disciplinari che ancora non contemplano l’utilizzo di queste “tappature”. Quello tricolore è comunque il mercato strategicamente più importante per Nomacorc che, se oggi può vantare una bottiglia su 10 tappata con i propri prodotti, punta ad ampliare rapidamente la propria fetta di mercato, attualmente al 9% del suo totale. I tappi di Nomacorc si trovano già oggi in etichette di aziende come Planeta, Cusumano, Il Borro, Cantina Tollo, Tasca d’Almerita, Brancaia, Frescobaldi, e non solo. Il segreto sta nella processo di co-estrusione, realizzata in fase produttiva e che consente di dare vita a tappi monomateriale, il cui cuore gestisce in modo ideale il passaggio dell’ossigeno tra l’esterno e il vino mentre, la parte esterna, risulta particolarmente flessibile. Sono numerose le tipologie che compongono il ventaglio produttivo: si va dal Value al Light fino agli ultimi e sofisticati Classic + e Premium Select Series, rivolti ai vini di fascia medio/alta. Non solo: la tecnologia è in continua evoluzione come conferma l’ultimo nato, il Nomasense, e un’altra apparecchiatura che sarà presto sul mercato. Parallelamente è in corso un complesso iter burocratico per il riconoscimento di questi tappi da parte del Ministero delle Politiche Agricole, in modo tale da “ammorbidire” i rigidi disciplinari delle denominazioni d’origine italiane che ne vietano l’utilizzo. Nel frattempo è stato molto utile conoscere tutti i segreti di Nomacorc ma sopratutto provare dal vivo le differenze tra vini tappati con sughero o polietilene. E’ il caso del Bordeaux Superiore 2004 di Chateau Massereau. Il vino col sughero presenta già qualche sintomo di ossidazione, che rende il colore più scarico, mentre, per quello tappato con il Premium 500 di Nomacorc, il colore è più schietto e uniforme mentre è soprattutto in bocca che si nota la differenza, con un gusto più fresco, a conferma del diverso quadro evolutivo che i due vini hanno avuto a seconda della tappatura. Altre prove sono state effettuate incrociando le varie tipologie di tappi di Nomacorc. Ad esempio con un Sauvignon Blanc 2010 prodotto in Ungheria. Il vino tappato con il Select Series 300 ha profumi molto più freschi al naso rispetto all’altro, tappato con il Select Series 700 che prevede un diverso rilascio di ossigeno. Ciò conferma quanto la scienza abbia fatto incredibili passi in avanti non solo nel contribuire ad eliminare il problema di sentore di tappo dai vini (il 3% della produzione complessiva è ancora flagellata dalla TCA) ma anche nel garantire il giusto apporto di ossigeno a secondo della diversa tipologia di vino. La sfida è solo all’inizio. Voi da che parte state?

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