Il pagellino di Vinitaly 2011

Vinitaly si è chiuso da poche ore. L’edizione 2011 va in archivio con la crescita delle presenze (156 mila in 5 giorni con oltre 48 mila stranieri), un cauto ottimismo sulla ripresa (per usare le parole del Presidente di Verona Fiere Ettore Riello) e una miriade di proposte da ogni angolo d’Italia. Proviamo a stilare il pagellino tra promossi, bocciati e rimandati.


Emilia Romagna
: partiamo da qui perchè è da qui che è iniziata la nostra 5 giorni. Stand dinamico e fresco anche quest’anno, con tanta gente capace di trasmettere la passione e la fame di vivere bene che caratterizza questa regione. Ottimo il lavoro dell’Enoteca Regionale e quello di Deliziando (oltre 130 etichette con oltre 100 aziende coinvolte) a conferma di come, se si vuole davvero, “fare sistema” possa diventare realtà. Qualche chicca con la Desmosedici di Valentino Rossi (buono il tentativo di sdoganare l’annoso rapporto consumi-guida all’insegna dell’intelligenza) e il fantastico “ape” color mortadella da Cantine Ceci. Voto 7,5

Puglia: meno lustrini, più sostanza. Specie nel calice (ottimi assaggi di Negroamaro e della nuovissima Igt Salento, specie nella versione Merlot di Santi Dimitri) e quella della tavola, con i piatti proposti da Slow Food sui quali Wine Station ha fatto addirittura il bis (giovedì pesce, venerdì carne per par condicio). Meno ressa, più business? Forse si. Mezzo  voto in meno per la serata dei Rosè del giovedì: inutile invitare tutti se poi devi lasciare tanta gente in piedi. Voto 6,5

Veronafiera: l’edizione 2011 è iniziata con l’annuncio della rivoluzione di quella del 2012. Era ora: dalla domenica al mercoledì capiremo finalmente il vero valore in termini di business di Vinitaly. Magari nel frattempo non sarebbe male dotare gli spazi di una Wi-Fi gratuita (almeno per i giornalisti?) e ragionare con il Comune di Verona per una vera rivoluzione della viabilità. Voto 6,5

Toscana: l’abbiamo un po’ snobbata per guardare in casa d’altri ma lo stand toscano  si è confermato statico nell’offerta ma comunque assalito dal pubblico, specie nel fine settimana. Restiamo convinti che potrebbe fare di più in termini di offerta generale all’interno di uno spazio in cui, invece, sembra che tu si preoccupino di quanto “compicci” il vicino. Sarebbe il top visto che nel calice c’è già il massimo o quasi. Voto 6

I panini di ‘Ino: protagonista della giornata del giovedì da Tenimenti Angelini, Alessandro Frassica ha trovato il modo ideale per stuzzicare davvero il palato, proponendo le sue bontà in abbinamento all’ampio ventaglio di etichette dell’azienda toscana.  Classica quanto strepitosa la versione con salame e pecorino. Voto 7,5

Maremma: ha fatto gioco a sé, nell’area appena fuori dal padiglione 8, in cerca di quell’identità che insegue da anni nella promozione territoriale. Il marchio si chiama Maremma Wine Shire, non ci fa impazzire ma sicuramente i vini ci sono e pare anche gli investitori. Non sarà facile comunicare all’estero un brand che vuole andare da solo (o quasi) ma che sta comunque dentro la Toscana Chissà però che non sia la volta buona per il decollo. Voto 6,5

Viabilità: è dura fare l’assessore al Traffico tra semafori a go-go, zero rotonde, parcheggi che vanno a ruba in un battibaleno. Qua ogni anno che passa le code si allungano ancora di più. Incredibile che non bastino 2 ore per far sfogare il dopo fiera all’uscita serale. E pensare che c’è  chi ha usato gli elicotteri per fare su è giù (guastando la pennica a vicini della fiera che hanno scritto al sindaco infuriati) Voto 4

Fede & Tinto: gli animatori del villaggio del vino hanno imperversato da mattina a sera in ogni angolo di Vinitaly, dentro e fuori la fiera, con simpatia e ironia h24.Presentazioni, convegni, anteprime, serate di gala, dirette radio: in pratica…two man show. Hanno Mino Raiola come agente? Voto 7,5

Nord Est Italia: inteso come Veneto e Friuli Venezia Giulia in particolare. Giocare in casa o quasi aiuta eccome ma da queste parti si confermano si un pizzico rigidi ma sicuramente capaci di sfornare grande qualità nel bicchiere. Specie nelle versioni dei bianchi e delle bollicine che hanno ottenuto un grande consenso di pubblico e esperti. Voto 7+

Marche: altra regione capace di vendersi in modo decisamente unitario, sia per territorio che per vini da bere e cibi da abbinare. Trainata dalle performance oltre confine del Verdicchio (terzo vino bianco più esportato) e dai consumi regionali (i marchigiani bevono il 33% in più degli altri italiani..) la regione marchigiana ha mostrato un lato di sé bello e che vale la pena approfondire in loco. Voto 7

Bollicine: mentre il Prosecco medita il sorpasso sullo Champagne, Vinitaly ha confermato come l’effetto sparkling sia ormai dilagante. Complice anche il clima torrido delle giornate veronesi, un buon calice di bollicine è stato l’ideale per arrivare in fondo alle giornate senza far esplodere il palloncino. Voto 8,5

Ragazze da bunga-bunga: il preoccupante calo di considerazione sull’emisfero femminile che sta colpendo il nostro paese ha trovato spazio anche a Vinitaly. Tantissime le ragazze fasciate in modo provocante o semi nude proposte come marketing di un determinato vino. Anche basta, no? Voto 3

Appuntamento al 2012…

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3 risposte a Il pagellino di Vinitaly 2011

  1. Giulia ha detto:

    Condivido pienamente il giudizio sulla Toscana. Mentre le altre regioni si danno da fare in quanto a promozione e mirano a migliorare non solo il prodotto ma anche tutto ciò che lo circonda, la sensazione che ho avuto, e che praticamente non cambia da un po’ di anni a questa parte, visitando il Padiglione 8 Toscana è di una vecchia signora, un po’ troppo sicura di sè, che resta inerte a guardare ciò che fanno gli altri, giudicando senza prendere spunto. Bastava dare un’occhiata esterna ai padiglioni. Gli altri tutti colorati, con immagini della terra che rappresentano e con slogan, in alcuni casi, azzeccatissimi. Il Padiglione 8 è sempre grigio, spoglio, con una misera striscia viola in altro che indica “Toscana”. Credo che ci si debba dare una svegliata e investire di più in promozione, toglierci di dosso l’odore di naftalina e smetterla di pensare che tanto i vini toscani verranno sempre bevuti perchè sono eccellenti, primo o poi la nostra eccellenza verrà eguagliata, se non superata. Mancano i fondi? La Toscana ha ben due padiglioni a Vinitaly…. un pochino ciascuno, se ci sono l’amore e la passione, i fondi si trovano. Altra cosa, forse un po’ cattivella, ma di cui le Istituzioni fanno sempre il loro fiore all’occhiello: è vero, il padiglione 8 a Vinitaly è uno fra i più visitati, ma è anche vero che è in una posizione centrale e di lì comunque, bene o male, si deve passare.
    Fede & Tinto: molto bravi e simpatici ma un po’ prezzemolini. Viabilità e ricezione: no comment.

  2. wine station ha detto:

    Ciao Giulia, condividiamo il tuo approfondimento nel commento sulla Toscana. Crediamo infatti che sia giunta ora di varare una vera promozione integrata della nostra regione o almeno provarci, mettendo bene a frutto le risorse disposizione degli assessorati all’Agricoltura e al Turismo. Si parla troppo spesso a vanvera di fare sistema: è ora di provarci sul serio. Forse servirebbe anche un pizzico di cambio di mentalità. Detto questo però va ribadita l’eccellenza e la grande qualità che abbiamo in casa e il grandissimo contributo dato all’export del vino italiano nel mondo. Della serie: i numeri parlano chiaro ma non possiamo pensare di vivere di rendita vita natural durante! Su viabilità e ricezione ci sarebbe da aprire un ampio capitolo a parte. Abbiamo accennato solo al wi-fi…senza aggiungere le perenni problematiche a fare una semplice telefonata in fiera! Chissà se per il 2012 si organizzeranno di conseguenza!

  3. Dea ha detto:

    Salve,
    bel post sono daccordo con tutto. Erano molto belli e con grandi vini i padiglioni Trentino e Sicilia dove io ho lavorato parlando con produttori, rappresentanti regionali ecc…Mi avrebbe fatto piacere vedere un pò più professionalita dalle ragazze hostess della fiera, una mi ha persino detto quando le ho chiesto delle informazioni su qualcosa, guardi non lo sò mi pagano solo 5 euro al ora lordi, non so cosa dirle.
    Questo mi ha un po rattristito, questa mentalità orientata sempre alla scarsità, la penuria, il risparmio…eppure anche sotto queste realtà nascono belle cose. Veramente colpita da tutto, la bellezza di tanti stand, amore e l’orgoglio nei prodotti, il territorio ecc.. tutto questo si percepiva.

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