Vinitaly -3, ecco il decalogo del bevitore radical chic

Ci prepariamo a Vinitaly. Mancano tre giorni all’inizio dell’edizione numero 45 della fiera più importante del vino (dal 7 all’11 aprile a Verona) e stiamo cercando di fare ordine tra la tempesta di inviti a degustazioni, presentazioni, anteprime, abbinamenti più o meno originali che sono piovuti in questi giorni da ogni angolo d’Italia e non solo. Oltre ad una due/tre giorni di depurazione pre bevute e mangiate (diciamo la verità, a Vinitaly si va anche e soprattutto per quello) abbiamo ordinato un paio di avatar che possono fare comodo nel prendere parte a quei 5-6 eventi che si sovrappongono ogni mezz’ora da giovedì 7 a sabato 9 aprile (la domenica, si sa, è soprattutto per l’assalto del pubblico e il lunedì per gli operatori di ristoranti e co.). Non basteranno: ci vorranno anche un paio di cloni, due controfigure e qualche comparsata per accontentare tutti. Si perché gli uffici stampa, i pr e quant’altro si scatenano davvero in queste occasioni e invadono le caselle postali di ogni soggetto che abbia qualcosa a che fare con la parola vino pur proporre inviti imperdibili di ogni genere. Non è una polemica la nostra, ci mancherebbe, bensì un profondo rammarico per non poter partecipare a tutto quel “bendidio” in programma a Verona. Precisato quindi che noi ci saremo e che il biglietto di ingresso per il pubblico costa 45 euro al giorno (a meno che non abbiate qualche aggancio tra cantine e enologi) leggiamo insieme il “decalogo dell’eno-appassionato ambientalista” appena diffuso dal cliccatissimo sito Winenews che noi però ci permettiamo di ribattezzare “decalogo del bevitore radial chic”.

1) Accorciare le distanze negli acquisti, ovvero preferire il “vino a km 0” prodotto da cantine di prossimità, nel territorio in cui si risiede. 2) Prediligere la viticoltura biologica e biodinamica, che utilizza solo sostanze che si trovano in natura o ottenute dall’uomo attraverso semplici processi, senza Ogm e fertilizzanti e antiparassitari chimici di sintesi. 3) Scegliere le cantine con certificazione ambientale (ISO 14001 o EMAS), sinonimo di concreto impegno ecologico delle aziende che le adottano. 4) In alternativa, preferire comunque cantine enviromental friendly, quelle che, pur non avendo nessuna certificazione, adottano comunque pratiche ecosostenibili. Quelle costruite secondo i dettami della bio-architettura, effettuano il recupero delle acque grazie a impianti di depurazione, utilizzano impianti fotovoltaici o a biomasse per la produzione di energia. 5) Prediligere le bottiglie in vetro alleggerito, che permettono un risparmio sia in termini di energia usata nel processo produttivo sia in emissioni di CO2. 6) Le etichette? Meglio in carta riciclata. 7) Risparmiare con gli acquisti “collettivi”, fatti attraverso i Gav, Gruppi di acquisto del vino, formati da eno-appassionati che preferiscono “saltare” la mediazione del punto vendita, incaricando un membro del gruppo di recarsi direttamente dal produttore e risparmiando così in termini di viaggi, trasporti, materiali ed energie. 8) Dal vetro al sughero, la sua parola d’ordine è riciclo; entrambi sono infatti riciclabili e riutilizzabili al 100%. 9) No agli sprechi: se il vino avanza, si può riutilizzare in cucina per arricchire gustose ricette. Unica regola, il vino deve essere nelle sue condizioni migliori in quanto a gusto e profumo. 10) Il vino del futuro è quello con la “carbon footprint” in etichetta, ovvero il totale delle emissioni di gas ad effetto serra, espresso in termini di CO2 equivalente, associate ad un prodotto durante tutto il suo ciclo di vita, dalla produzione all’arrivo sulla tavola. I primi esempi arrivano dalla Nuova Zelanda, ma anche in Italia alcune cantine stanno iniziando mettere questa indicazione nelle etichette dei propri vini.

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2 risposte a Vinitaly -3, ecco il decalogo del bevitore radical chic

  1. Anne Marie ha detto:

    Questa mi mancava. Complimenti, bel post (e blog). Anne Marie

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