In Trentino tra grappa, ciaspole e mòcheni

In Trentino c’è gente affabile, dinamica, piena di energie e idee da mettere a frutto. Ci sono anche ottime grappe, piatti da veri gourmet e vini autoctoni. Visitare Trento e dintorni per qualche giorno è stata l’occasione giusta per (ri)scoprire queste certezze ma non solo. Perché crediamo che in pochi conosceranno anche la Valle dei Mòcheni (compresa la sua gente e i suoi cibi) e magari avrà anche passeggiato con le ciaspole sotto la luna o assaporato i sapori forti e decisi della tavola dell’Aquila Nera. Andiamo per ordine: il tour tra grappa e ciaspole organizzato dall’Istituto Grappa del Trentino ha preso il via da Trento, splendida città mittleuropea, il cui centro vale una passeggiata approfondita per scoprire scorci carichi di storia, diverse interpretazioni architettoniche poste una accanto all’altro e persino tracce di fossili risalenti a millenni fa. Il tour nella grappa è partito poi da Mezzocorona, nella sede della Distilleria Bertagnolli che è nata nel 1870. Il patron della casa – Beppe – ci ha condotto alla scoperta del metodo discontinuo che utilizzano qua per la produzione della grappa: il segreto è infatti la distillazione a bagnomaria che esalta i profumi dei vitigni autoctoni utilizzati (Marzemino, Teroldego Rotaliano ma anche Gewurztraminer, Muller Thurgau e Moscato). L’Istituto di Tutela comprende 29 aziende tra distillatori e imbottigliatori: nato nel 1960 ha oggi in Beppe Bertagnolli il Presidente e in Gianfranco Chiomento uno splendido segretario di 74 anni con professionalità e ironia da vendere. Dalle loro parole si scoprono tanti aneddoti e segreti su un mondo che può apparire rustico ma che è invece più morbido di quel che si pensi. Si impara così che per apprezzare davvero una grappa si deve degustarla intorno alle 11,30-12, quando la bocca è priva di sapori che possono alterare la degustazione, e che si deve ingerire in piccolissimi sorsi, da trattenere in bocca per qualche secondo prima di mandare giù. Trucchi conosciuti per appassionati, meno per i neofiti, come che una quantità di grappa pari a 0,2 cl (ovvero la classica dose di un “grappino”) corrisponde in alcool a metà di una lattina di birra. Della serie: sdoganiamo i tabù anti patente e dintorni. “Distillare non è un’arte ma una malattia” raccontano da queste parti, dove i produttori non si fanno la guerra tra di loro ma si ritrovano insieme per assaggiare i loro prodotti e scambiarsi idee e impressioni. Dopo la tappa al Ristorante La Cacciatora appena fuori Mezzocorona (da provare i prosciutti di cervo e cinghiale oppure i bolliti, i bocconcini di capriolo con polenta o i filetti di cervo con ginepro e timo ma soprattutto il tarassaco servito ad insalata) il giro ha fatto tappa nell’incredibile Museo Pietra Viva, gestito dai gemelli Pallaoro nel comune di Sant’Orsola Terme. Fossili, pietre e cimeli di ogni tipo della Valle del Fersina sono raccolti in un edificio storico con una passione che ha dell’incredibile. La sera è invece tempo di ciaspole, interpretazione moderna delle antiche racchette da neve. La giovanissima guida Alessandro ci conduce lungo i sentieri innevati della Valle dei Mòcheni (dal nome di questa piccola comunità dove si parla tuttora una lingua di origine tedesca, simile al bavarese) dove, quando ormai è notte fonda ed un timido spicchio di luna prova a fare un po’ di luce, è affascinante calarsi nel silenzio del bosco, scrutando orme di volpi e lepri. La giornata si conclude alla tavola imbandita del Ristorante Aquila Nera che si trova in località Kamaourut a 1300 metri nel comune di Frassilongo Roveda, appena sopra Pergine Valsugana. Luganega, canederli, strangolapetri, tagliatelle e poi coniglio, stinco di maiale, salsicce, pancetta e cervo compongono un incredibile menù tipico trentino che ridarebbe forze ad un’intera squadra di rugby. La visita nelle distillerie trentine si conclude il giorno seguente nella splendida realtà di Marzadro, nella Vallagarina a pochi chilometri da Rovereto. Qui scopriamo un’azienda a completa gestione familiare che dal 1949 ha saputo reinventare il mondo della grappa, arrivando oggi a sfilare dal naso un limoncello perfino ai campani! La famiglia Marzadro infatti è famosa soprattutto per le Diciottolune, grappa invecchiata che ha saputo farsi largo sul mercato, ma ha nel suo ventaglio produttivo anche produzioni più tradizionali come la 43° gradi (interpretazione classica della grappa trentina) o altri monovitigni che vale la pena assaggiare, magari facendo una tappa all’interno della splendida azienda che si completa anche di un ricco punto vendita, una trattoria affidata ai cuochi della zona (noi abbiamo assaporato i piatti della Casa del Vino della Vallagarina) e perfino un incantevole tetto completamente ricoperto di piante grasse colorate in modo tale da abbattere l’impatto ambientale. E non sono i fumi dell’alcool a farci dire: “W il Trentino, la sua grappa e la sua gente!”

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Una risposta a In Trentino tra grappa, ciaspole e mòcheni

  1. business ha detto:

    La grappa italiana e famosa in tutto il mondo tant e vero che anche il consiglio europeo con un regolamento gia nel 1989 ha sancito che solo distillati di vinaccia prodotti in Italia possono essere chiamati grappa.La storia della grappa si perde nella notte dei tempi la leggenda la farebbe risalire addirittura ad un legionario romano del I sec. che rientrato in patria dopo aver trafugato in Egitto un impianto per la distillazione della vinaccia ne avesse applicato le tecniche apprese alle vinacce del vigneto di cui era assegnatario in Friuli.La distillazione e pero probabilmente iniziata tra l VIII ed il VI secolo a.C.

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