Il vino sa di tappo? Ecco la soluzione

Cari signori, c’è tappo e tappo. E’ quello che ha pensato il fondatore della Nomacorc, il belga collezionista di vino Gert Noël, ed il suo amico quella sera del 1993 quando, dopo una cena in cui avevano aperto importanti bottiglie che sapevano di tappo, ragionarono su come eliminare il rischio dell’alterazione del sapore e del profumo del vino causato dalla chiusura ermetica. Dal tappo di sughero per intenderci. Fu proprio dall’incontro a tavola sorseggiando vino, che nacque poi nel 1999 il progetto alla base della Nomacorc, azienda oggi leader nelle chiusure alternative delle bottiglie di vino, con 450 dipendenti e sedi negli States, Belgio e Cina. Fin dall’inizio, il signor Noël puntò sull’innovazione lavorando sulla creazione di un materiale alternativo al sughero e nacque così il tappo Nomacorc in politilene. Detto così sembra tutto semplice, invece la questione è assai complessa: l’industria è tecnologicamente avanzata, ogni anno vengono investiti 2 milioni di dollari in ricerche scientifiche a cui lavorano otto specialisti assunti alla Nomacorc per arrivare all’eccellenza in tema di chiusure delle bottiglie di vino. Perché come dicevamo, c’è tappo e tappo e mentre per il consumatore il problema è solo trovare il giusto tirabusciò per aprire la bottiglia e sperare che il vino non sia alterato, per il produttore è un punto chiave nella filiera del vino. I dati dicono che circa il 3 per cento della produzione vinicola mondiale non viene consumata perché danneggiata proprio dal tappo di sughero, obbligatorio secondo la gran parte dei disciplinari italiani di Doc e Docg. In fondo nella maggior parte dei consumatori di vino associano proprio il sughero ad un vino di qualità. Invece alla Nomacorc dicono l’esatto contrario: “il nostro tappo in politilene permette un’ossigenazione giusta del vino, non c’è rischio di modificazione del sapore del prodotto, e quando si stappa rimane intatto”. Così dieci miliardi di tappi dopo, l’azienda americana è decisa a cambiare la mentalità e ha lanciato in anteprima mondiale al Merano Wine Festival, l’innovativo tappo Select, l’ultimo nato alla Nomacorc che, come un motore da Formula uno, è stato testato per soppiantare il cork, come lo chiamano oltreoceano. Al sughero si ispira solo per la forma ed il design per il resto è tecnologicamente studiato per la gestione dell’ossigeno e la chimica del vino nel post imbottigliamento. E, toccandolo ad occhi chiusi, anche il nostro tatto rimane fregato: sembra proprio sughero. Adesso il prossimo obiettivo è abbinare il tappo giusto al vino giusto. Certo questi americani non si fermano più…

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